Cenni storici

Nel cuore dei Monti Ernici, a 625 mt s.l.m., sorge il piccolo ed accogliente comune di Guarcino. All’interno del suo territorio di grande importanza naturalistica, trovano vita diversi bacini d’acqua, tra i quali 2 sorgenti, Capo Cosa (1.185 mt) e Caporelle (934 mt) ed un piccolo affluente, il Cosa, che nasce dal monte La Monna, scorre per larga parte nel territorio di Alatri e di Frosinone e termina il suo corso come affluente di destra del fiume Sacco in territorio di Ceccano.

Il paese è sormontato dal massiccio di Campocatino, che contribuisce a donare alla zona un clima di tipo temperato (media annua di 12.3 °C) con precipitazioni più frequenti nella stagione invernale, ed è affiancato dalle vette dei già citati Monti Ernici tra i quali spicca anche il Monte Vermicano, famoso per il suo abisso e riconosciuto come una delle grotte più estese di tutto il territorio laziale, che ad oggi lo rende una delle mete preferite degli speleologi di tutta Italia.

Guarcino vanta origini molto antiche. Fondato nell’VIII secolo a.C. e conosciuto come Varcenum degli Ernici, questo piccolo centro era ritenuto di fondamentale importanza soprattutto per l’abbondanza di fonti di acque curative, prima tra tutte quella di San Luca ma anche grazie alla sua posizione strategica tra la valle dell’Aniene e la valle del Cosa.

In seguito alle invasioni barbariche dei Saraceni avvenute dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, il centro venne fortificato tramite la costruzione di torri di avvistamento e di una cinta muraria di protezione. È in epoca medievale però che Guarcino ebbe un notevole sviluppo e venne arricchito di elementi architettonici e decorativi tuttora visibili. Sempre in questo periodo, il paese acquisì una grande importanza dovuta ai forti legami politici instaurati con Roma durante i pontificati di Innocenzo III e Bonifacio VIII, quest’ultimo figlio della nobildonna Emilia Conti, originaria del luogo.

Nel 1186 ebbe luogo uno scontro tuttora ricordato e legato alla lunga lotta tra Papato ed Impero: sotto le mura del paese, un milite dell’esercito di Enrico VI, figlio di Federico I Barbarossa, che aveva posto Guarcino in stato di assedio, venne sconfitto in battaglia da un cavaliere Guarcinese di nome Malpensa Guttifredi. Quest’ultimo risultando vincitore del duello, salvò il paese dalla distruzione e dal saccheggio ed è per questo che una statua bronzea in Piazza Umberto I ne commemora le gesta.

La bellezza selvaggia del luogo fu anche un’attrazione forte per molti eremiti ed asceti, tra i quali San Benedetto da Norcia, che attraversò il paese durante il suo pellegrinaggio verso Montecassino, e Sant’Agnello Abate da Napoli, che giunse a Guarcino ed ivi si ritirò per 7 anni in una spelonca sui monti della cittadina, diventandone successivamente il Patrono.

Tra le numerose chiese del paese sono da ricordare la Collegiata di San Nicola, originaria del XVIII secolo (1760) e rivestita da decorazioni tardo-barocche, e la Chiesa di San Michele Arcangelo eretta sui resti del Tempio pagano di Marte e con struttura ad unica navata. Nonostante i numerosi interventi subiti tra il XVI e il XVII secolo, la Chiesa conserva ancora intatta la torre campanaria a vela, unico esemplare in tutto il Lazio.

Conosciuta per la tradizione gastronomica e culinaria in tutta la Ciociaria, Guarcino da oltre un secolo produce per sé e per gli amanti dei prodotti tipici, i caratteristici Amaretti, il vero vanto della città: un dolce di forma ovale a base di mandorle, albume d’uovo e zucchero. Altro orgoglio gastronomico è il Prosciutto, riconosciuto prodotto agroalimentare tradizionale del Lazio ed etichettato come DOP.

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